la città si risveglia e respira, sento i passi veloci di qualcuno che fa jogging fuori,
eppure sembra tutto intriso di una melma gialla, grigiastra quasi, che rende impossibile il respiro alle particelle umane
qualcosa urla al soffocamento, qualcosa urla al disagio, qualcosa urla allo smarrimento delle persone, e dei luoghi,
e le strade di notte sono più belle perché illuminate di arancio, e perché sembrano sempre più lunghe
i radiohead alle sei di mattina sono salvifici o letali, e ancora non ho capito, e siamo tutti incidenti sempre sul punto di accadere, e mi sento come prigioniero di questa bolla - l’ossigeno c’è ma è a quantità limitata - e il mio bisogno fisico di respirare non è così forte da spingermi a perforarla, ma non trovo neanche soddisfazione nel circolo di aria viziata costituito da consuetudini formalità al rovescio sguardi e così via
la città si sveglia ed accenna a respirare, io respiro profondo, e vado a dormire
tutto ciò è estremamente avvilente