voglio partire voglio partire voglio partire voglio partire voglio partire voglio partire
quest’estate avevo cominciato a scrivere una sorta di confessione che doveva parlare dei solchi e della materia riempitiva con cui si finge di colmarli, si chiamava fillers
l’ho riletto e ho deciso che era troppo negativo.
ma veramente troppo.
e sognare solo perché ora va di moda fa parimenti schifo
i sogni si conquistano con la dura fatica dell’astrazione e dell’alienazione, mica con le patatine der mecdonelds
la concretezza fa irrimediabilmente, definitivamente, univocamente schifo.m
ho voglia di andare a cancùn.
ho bisogno di andare via,
i diciotto incombono e non ne ho alcuna voglia
ho bisogno di andare via per seguire la luce dei tramonti che mi ricordo di aver visto solo altrove
temo che una gran parte di tutto ciò non abbia senso alcuno
Tony Allen dancing
Tony Allen gets what a boy can do - Blur - Music Is My Radar
I filled my cup when I was down
I saw the things I wanted to see
Became the man I wanted to be
But then somehow I lost my way
I’ve got to get back there today - New Order - Turn My Way
rendetevi conto, per piacere, della tristezza che ci attanaglia.
ragazzi che spacciano vengono uccisi overnight con sommari processi dettati da quintali e quintali di cocaina assunti solo per sentirsi ricchi e meno miseri giusto per qualche attimo,
figli che si drogano e rubano soldi dai parchimetri per una dose e non tornano più vivi dalla madre, cui è stato dichiarato che “tutto va bene, domani se lo può riprendere, signora”,
testate informative che annullano i propri intenti di base rimuovendo e perdendo per sempre la capacità di informare, di articolare pensieri degni di nota,
il sert che sembra essere lo studio di un qualunque medico di famiglia il giovedì pomeriggio,
le puttane che vengono considerate sante,
le sante che vengono beatamente ignorate,
la nostra apatia,
ma finché c’è un primo ministro che regolarmente fa un “tagliando”, finché è lui ad assicurarci che tutto va bene, e che il blu dello stemma del suo partito ci potrà per sempre assicurare la tranquillità della mancanza di dubbio, di incertezza, di riconoscimento delle migliaia di disfunzioni questo paese,
sempre più gente continuerà a drogarsi, sempre più gente continuerà a bucarsi, sempre più gente cercherà di assomigliare a corona trangugiando avida qualunque cosa possa assomigliare remotamente ad un simbolo di status,
sempre meno ragazzi resisteranno nel nome dell’intelligenza e si butteranno via, sempre più ragazzi si perderanno per le autostrade delle chiacchiere e per i luoghi, come questo, che offrono un palliativo, peraltro virtuale, all’incazzatura
io decido di non bucarmi ne’ di drogarmi ne’ di stordirmi ne’ di vendere la mia intelligenza
ma non posso campare con il dubbio che fra dieci anni, quando tornerò a casa, berlusconi sarà diventato il grande fratello e ci guarderà da enormi telescreen, e che la sua immagine baffuta sarà esposta in tutti i luoghi ufficiali circondati da migliaia di si, si, si, si, si, si
all your teenage idols have left the building
il tempo misero e miserevole dell’ultima settimana sta rischiando di portarmi all’afasia in un momento in cui la condizione succitata si presenta come una delle cose meno auspicabili in assoluto,
purtroppo ho perso la poesia che credevo di aver trovato fra le strade e fra le facce per inseguire i cosiddetti sogni ‘concreti’, per correre dietro alla solidità ed alla messa in calcestruzzo delle mie più astratte e trasognate pulsioni, ed ho scoperto che più il tempo passa velocemente, più le cose diventano irreparabilmente stomachevoli, visto che devo tradurre le mie capacità in numeri, parole e segni convenzionali per solo cercare di assicurarmi la remota possibilità di un futuro leggermente felice
mi sembra che sia gennaio da mesi



