sto parlando con un mio amico di los angeles e la videochiamata è tanto sconnessa quanto l’idea di los angeles lo è per me
it smells very good 1 your scars 2 we should order a couple of drinks
dopo essere tornato da giri per roma di notte con le sue luci arancioni a me tanto familiari, dopo aver scaricato cari album di musica e io non lo so
are we gonna get drunk, i mean, i hope so
la vita priva di scuola diventa semplicemente l’apoteosi
mi sento come la weltzeituhr di alexanderplatz: scorro in modo relativo solo e solamente a me stesso, e scorro solo in modo relativo al tempo
da un po’ di tempo a questa parte aspetto l’alba
che sia a berlino o a roma
ha un sapore di profonda disperazione
di attesa infinita

l’amore è la più aleatoria delle entità e io ne ho sempre o capito troppo o troppo poco,
sono aleatori gli espedienti che ne scaturiscono la nascita


purtroppo
il tempo non è così aleatorio
e allora
se si imbocca la strada sbagliata
o se non si persegue abbastanza il sogno giusto


expectation leads to disappointment
and then usually, eh
i don’t know

Daniel,
when I first saw you
I knew that you had a flame in your heart
And under our blue skies
Marble movied skies
I found a home in your eyes
We’ll never be apart

And when the fires came
The smell of cinders and rain
Perfumed almost everything
We laughed and laughed and laughed
And in the golden blue
Cryin’ took me to the darkest place
And you have set fire to my heart
When I run in the dark, Daniel
To a place that’s worse?
Under a sheet of rain in my heart
Daniel
I dream of home

But in a goodbye bed
With my arms around your neck
Into our love the tears crept
Just catch in the eye of the storm
And as my heart ran round
My dreams pulled me from the ground
Forever to search for the flame
For home again
For home again

Mi piace pensare dei viaggi e della vita come una sorta di percorso mistico, diviso in infinite sezioni. Arrivare ad una determinata sezione x comportare il sentore di ciò che avverrà nella sezione y, e così via.
Sono tornato da una Berlino cupa e ancora pienamente operosa in superficie, e deliziosamente vivace e colorata nelle sue metro e casupole, per ritrovarmi nella Roma assopita di Luglio, che scorre veloce nei mormorii leggeri e nelle strade illuminate d’arancio.
Basta stare lontani dalla “patria” per quattro giorni e far passare abbastanza tempo da farsi venir un vago desiderio di aprire la pagina del corriere, per rendersi conto di come le cose VANNO male.
Berlino, non c´è neanche più il bisogno di dirlo, è splendida.

endless strength from the man above

In the night I look for love
Endless strength from the man above
God of piston, God of steel
God is here behind the wheel
I’m just working for the man
For love
Pretty things get in my car
Take them flying, it’s not far
Take in handsome, take in me
Look good in my steel machine
I’m just working for the man
Don’t you know yet who I am
Working harder for the man
Go around and doing good
Get my strength from the man above
I’m just working for the man
I’m just doing what I can
Go around i’m doing good
Go around i’m doing good
Go around i’m doing good
Go around i’m doing good
Go around i’m doing good
Go around i’m doing good
pretty things get in my car
pretty things get in my car

i welcome you sweet hearts that bleed and break

ho un bisogno immenso di districarmi dai fili che tengono insieme le zavorre del mio quotidiano: la scuola, l’ansia indotta da non so cosa, il futuro, i problemi circa la crescita, e così via, per liberarmi, correre in posti lontani, correre verso soli che tramontano per fare fotografie di altri posti, altri volti, altri individui, altre città e altre metropolitane per tornare a sentire, nel profondo, quel senso di ampio respiro, di aria fresca, di aria nuova.
l’incapacità continua e perenne, o forse l’ostinazione, che si scontra sempre con la necessità di conformarmi, cambiare registri, eliminare “particelle superflue”, spiegarmi, razionalizzarmi, eccetera, è una delle cose più brutte di questa crescita. rifugiarsi nella fotografia funzionerà, però, sempre.

devo - devo - tornare a scorrere come un piccolo globulo rosso nelle arterie di città sconosciute, a parlare lingue sconosciute, a ritrovare la gioia delle cose che qui ormai sembrano essere diventate deplorevoli, nel confronto, nella scoperta, nella sconfitta spasmodica della pigrizia; devo tornare a lasciarmi portare da treni e aerei ed a guardare intorno con sguardo eternamente rinnovato,

we ain’t going to the town,
we’re going to the city

Due signore sull’autobus, il ritratto della miseria e dello svuotamento dei contenuti di quest’epoca, della solitudine, della lotta alle incombenze quotidiane e della conseguente incapacità di formulare pensieri che siano minimamente in prospettiva; nonché la noia, la ripetitività dei discorsi di questa parte di mondo che sembra esser stata lasciata fuori da qualunque ipotesi di cambiamento, di miglioria. E’ un quadro desolante, su tutti i livelli, e nessuno sembra rendersene conto.
VOLVER
VOLVER

oh, come mi mancano madrid, le sue bettole, le sue stradine, le sue luci, i suoi marciapiedi, le sue metropolitane, le sue donne, i suoi uomini, i loro tratti, la musica della lingua, la musica dei gesti, la vita che si spande fra persona e persona,


quest’estate viaggerò per i posti che ho sempre creduto mi fossero più congeniali
e mi rammarico
perché il tempo è troppo poco

dubs, tramonti, luce arancione, caldo asfissiante e folate di vento improvviso
Un giorno un professore di lettere entrò in classe, scrisse una frase contro il concetto di razza. Tre giorni dopo venne sollevato dal pubblico impiego.
Io non voglio risultare stucchevolmente radicale-melenso MA
in questo posto ci sono delle cose che seriamente non vanno - dalla scuola alla sanità, passando per il rapporto diritti-doveri dei cittadini e dei NON, finendo con la percezione che un cittadino può avere, in un momento come questo, dello Stato.
E’ come se ogni giorno ogni singola particella del sistema perdesse di mordente e significato, di dignità e di rettitudine, incrementando d’altra parte le componenti di stupidità, idiozia, superficialità, che essa contiene.
So che per ciò che concerne la mia vita la maggior parte della responsabilità è data dal mio agire eccetera, ma so anche che in un luogo in cui sono cosciente di come le cose “ai piani alti” siano marce, l’agire diventa pressoché impraticabile.