c’è troppo rumore, c’è troppa confusione
questi sono legati da infinite pretese a doppio filo, che li rendono necessari l’uno per l’altro
le mie giornate sono un accumularsi di eventi totalmente sgraditi, a volte solo neutri: non solo non riesco a debellare ciò che mi è antipatico, ma sono costretto a crogiolarmi in ciò che mi è indifferente.
la gente, questo è vero, parla troppo. parlare parlare parlare per poi non dire NULLA
non si tratta di noia, ma di una leggera sensazione di soffocamento - minima, microscopica, capillare, mai manifesta, esplicita o travolgente - che non fa altro che irretire le mosse, le azioni, i pensieri in una lamina resistente anche a quelli che - pensate! - sembrano essere gli stimoli più appropriati alla riscossa, a la revancha de si
ho la netta sensazione di aver perso la sensibilità degli arti e del cuore, delle labbra e degli occhi, e di vivere solo per FINIRE una giornata, per integrare una serie di avvenimenti spaventosamente inutili e chiamarli ‘ventiquattro ore di operosità’ e
ogni giorno che mi sveglio, ogni notte che vado a dormire, ogni mattina che mi sveglio e vado a pisciare, ogni fetta biscottata che addento, ogni parola di stitici libri di testo che leggo, mi rendo conto che non sono diventato altro che un automa
un orrendo, rigido, restio, pezzo di latta
a diciotto anni.
CHE CI RENDE PRIGIONIERI?
percorrere strade in lungo e in largo, lasciare che la condensa di fiati e nuvole di fumo si depositi su finestrini stanchi dell’andirivieni dei tram, delle facce, delle macchine,
perdersi scostandosi soltanto dal marciapiede, e camminando in mezzo alla strada - abbracciare il vento ed immergersi in un tramonto lontano di cui sempre si avrà voglia e mai soddisfazione,
sovrastare finalmente, per quel secondo di intrinseca gloria, la melma del quotidiano, dell’imprigionamento necessario, e diventare parte dell’asfalto, delle strisce giallo consunto,
he thought he could stop when he wanted to, you know, that he can stop when he wants to,
e poi perdere sentore
essere vinti
perdere sentore delle voragini un tempo aperte a forza di squarci da stranieri incantevoli, da guerrieri persiani giunti da lontano, dall’esistenza pervasa di straordinarietà
i dream of you on the streets
π
un mio amico che vive a los angeles rappresenta per me il sogno del quieto ma sostanzioso vivere, cioè un quieto vivere critico, o perlomeno apparentemente tale
io del vivere in generale capisco molto poco
non riesco a scrivere e o ad estromettere nulla della sensazione di cavi e pilastri che ho dentro, perché se ci riuscissi sarebbe come disegnare, costruire e modellare una vita fuori da me
mi approssimo infinitamente alla vita, e le poche volte che sono riuscito ad assaporare, ad aggrappare, il sapore della vita, la sua essenza, sembrano temporalmente molto lontane dall’odierno ventisette gennaio duemila e dieci
è già il ventisette gennaio? il tempo scorre troppo velocemente
vivo di questi sogni così lontani e remoti e deliziosi, vivo di delazioni e di procrastinare e di notti lontane in città grandi e severe, scure, di cose oltre, di meta-vita
nonostante i mirabili propositi
nonostante le lungimiranti aspettative
l’inerzia continua a sostenere i moti più e meno ovvi
sentirsi vivi è una pretesa che ben pochi posso permettersi di nutrire nei propri confronti
non voglio un culo grosso a st moritz
voglio però un appartamento all’hotel stucky
non voglio che la mia vita diventi un film di serie b (o permanga in tale condizione)
voglio viaggiare
non voglio rinunciare a ciò che amo
voglio poterlo fare senza alcuna remore
YOU ALWAYS KNOW WHAT’S COMING NEXT
PLACE FOR JUST ONE HERO
BAD GUYS ALL AROUND
…
I KNOW, I KNOW TOO WELL
I KNOW, I KNOW BY HEART
I KNOW WELL
IT’S LIKE IN A B-MOVIE
YOU ALWAYS KNOW WHAT’S COMING NEXT
I AM SO SICK AND TIRED
OF ALL YOUR MUSCLES AND YOUR SWEAT
LET THE HERO
KEEP THE HOUSE
CLEAN
che la mia vita sia diventata troppo evidente, mi sembra chiaro
che i percorsi su di cui mi muovo siano sempre e sempre di più scontati, ancor di più
l’attesa è uno degli stati più crudeli e felici
il dopo sembra molto poco chiaro,
ma mi arrendo con piacere all’evidenza degli infiniti luoghi comuni di questo tipo di vita, che sembra essersi scelta da sola per me
- Ma dai, da parecchi anni… Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia… Le pare che valga la pena?
- No, effettivamente no. - Leonardo Sciascia - Unicuique Suum
gennaio (not april) è il mese più crudele
due estati fa io avevo freddo dentro, non vedevo venisse l’ora di poter indossare maglioni e cardigan per proteggermi, per avvolgermi in qualcosa di caldo
due estati fa ero disperato: per me la vita non aveva senso alcuno e le giornate si susseguivano senza differenza, colme di memoria
ora ho totalmente perso la capacità di ricordare piccoli eventi perché la vita sembra troppo veloce - e anche talmente piena da risultare quasi vuota
sono solo passati secoli da quando ero vivo?
la mia nuova camera è molto bianca, ha il letto al centro della parete, rivolto verso una delle due finestre.
mi rende felice.

